Come scatenare un incendio in poche difficili mosse - ep. 1
Ti ricordi quando a scuola ti insegnavano che alcuni prodotti letterari iniziano “in medias res”, ovvero a situazioni già avviate? Onestamente, com’è possibile incominciare una narrazione diversamente? O, meglio, come si può essere tanto ingenui da illudersi che vi siano esordi che raccontino una storia “dall’inizio”? Si dice, nel gergo di quelli “studiati”, che queste storie abbiano incipit “ab ovo”, ma credo sia evidente che nessuno sia ancora riuscito a sciogliere l’enigma dell’uovo e della gallina.
Ogni storia ha delle “puntate precedenti”.
Sì, ognuna. Anche le Storie universali bizantine che avevano la presunzione di raccontare la storia del mondo dalle sue origini, saltavano, per scelta autoriale o per ignoranza, diverse puntate. Arrivare con accuratezza all’origine di ogni puntata, diciamocelo, è qualcosa che non ci interessa (fatta eccezione per donne e uomini di scienza), e non solo con i libri, ma anche con le nostre serie tv preferite, quelle che quando finiscono iniziamo a sentirci privati di una parte della nostra vita, illudendoci di sapere tutto dei personaggi cui ci siamo - per maestria di sceneggiatura - affezionati. Eppure, anche una serie longeva e basata su questo tipo di rapporto con i suoi personaggi, Friends, alla puntata pilota ci presenta un gruppo di amici già formato, che ci fa intuire che vi siano diverse puntate precedenti, anche se prive di autore. Ma sembra non interessarci, finché qualche puntata filler (quelle non utili al proseguimento di una linea narrativa) non ci introduca a un passato di cui non avevamo idea.
Ogni narrazione preleva da un magma di storia (reale o fittizia) un frammento più o meno vasto da portare all’attenzione di una audience. Anche noi ci illudiamo ogni giorno di conoscere ogni puntata della serie della nostra vita, eppure, probabilmente, è quella di cui ci sfuggono più puntate. Come narratori onniscienti della nostra anima e dei nostri episodi, ci accontentiamo di pensare per il 90% del nostro tempo che prima e dopo di noi non ci sia una narrazione che ci interessi da vicino, immersi nelle puntate in corso e concentrati nelle puntate immediatamente successive a quelle che stiamo vivendo. Finché nostra madre non sottopone a noi o al partner di turno cui si sia affezionata un album di foto di famiglia, per esempio, dove si inquadra spesso quello zio o quella nonna che non hai mai conosciuto o di cui non hai memoria e vedi i tuoi genitori giovani protagonisti della loro storia d’amore (anche se nel presente magari si sono divisi) e ti rendi conto che la tua storia è solo un inizio in medias res di una nuova serie starring te stesso/a e che a dover tornare indietro e ricostruire un albero genealogico forse impazziresti del tutto. Il throwback nei ricordi di famiglia è spesso allora un ottimo palliativo a questa urgenza di storicità, soddisfa il nostro bisogno di ascolto di una storia, di ricerca di senso e la necessità ancora più ancestrale di raccontare.
Ma perché, se non riusciremo mai a raccontare una storia veramente dall’inizio alla fine (persino l’Iliade racconta un frammento di un anno della guerra di Troia), ci piace così tanto raccontarle?
Se lo sono chiesti Alessandro Di Murro e Pier Lorenzo Pisano, protagonisti di una storia che per me nasce proprio in medias res, queste ultime due settimane di agosto, ma che per loro e per il Gruppo della Creta ha inizio diversi mesi fa.
Dopo aver letto la drammaturgia del progetto tutta d’un fiato, al primo giorno di prove Alessandro, giovane regista di un teatro di ricerca spesso innovativo nei temi e nelle forme espressive, nonché regista del progetto, cerca di fare per me un breve recap delle puntate perse. Lui e Pier Lorenzo, drammaturgo sensibile che negli ultimi anni si è conquistato la stima di una spessa fetta di pubblico e addetti ai lavori, ad un certo punto delle loro puntate, vogliono unire le forze su un progetto di cui firmano insieme la regia, che vede impegnati nella scrittura alcuni dei partecipanti di Prima Stesura, una call per autrici e autori teatrali under 30. A partire dallo staff del Gruppo della Creta e del Teatro Basilica (spazio che la compagnia gestisce dal 2019 e che per noi in questa serie di racconti sarà il nostro Central Perk), inserendo i giovani autori e le giovani autrici di Prima Stesura, iniziano a lavorare a una saga familiare, che mutua linguaggi, forme ed elementi dal mondo della serialità televisiva, e li riporta in teatro, sede di tragiche trilogie legate greche che già 2500 anni fa ci restituivano l’esigenza di raccontare la storia di una famiglia e di una colpa (attenzione perché non lo scrivo a caso, serva ricordo di questo elemento perché ci tornerà utile nelle puntate successive) che si ripete di generazione in generazione in puntate diverse, in una sequenza temporale che ci aiutasse a seguirla fluidamente, inserendola in dinamiche e contesti complessi.
Quella che Alessandro e Pier Lorenzo stanno costruendo è una storia che prima ancora di una famiglia ci parla del nostro bisogno di raccontare storie. Un progetto ambizioso ( e che, ora vogliamo dire che ci piacciono le cose semplici?), che determinerà la meta della nostra linea narrativa: banalmente, riusciranno i nostri eroi a realizzare questa impresa?
Al primo giorno di prove mi rendo conto che i protagonisti però sono una intera troupe, mi sento alla prima puntata di Boris, ma non devo portare io i caffè. Si rende chiaro che per le prossime settimane si lavorerà al primo episodio, l’antefatto di questa saga, mentre mi vengono introdotti gli attori, i fanti di questa impresa, Alessio, Daniela, Federica (personaggio nuovissimo inserito nel cast grazie a un provino molto competitivo che ha visto centinaia di attrici talentuose - ma ahimè spesso non occupate come dovrebbero - lottare all’ultima lettura di copione per ottenere una parte), Laura e Matteo; ma anche il resto dello staff, di alcuni sento parlare, come la costumista, Raffaella, altri li incontro di persona, come Paola, la scenografa, Matteo il light designer (da non confondere con il Matteo attore, vi assicuro che sono personaggi totalmente diversi per età e attitudini), Chiara che si occuperà dell’organizzazione, Michele, scheggia del social media, e alcune delle penne che hanno lavorato a questa saga in 5 episodi, al momento Rebecca e Valeria, che insieme a Pier Lorenzo e ad altri 3 drammaturghi (Giulio, Veronica e Lorenzo), che ti presenterò più avanti, hanno lavorato come una writing room per tutta la primavera e tutta l’estate alla scrittura utilizzando metodi e tecniche proprie della scrittura seriale televisiva (insomma, gli sceneggiatori di Boris, ma senza F4!).

Personaggi per lo più già noti da puntate precedenti che ora non avrei spazio di raccontarvi, altri ancora da conoscere insieme, ma uniti in questi primi sei giorni a una sfida grandissima: portare a termine il primo episodio per il debutto previsto per il 23 settembre a Forlì, in maniera coerente con i desideri artistici di Alessandro e Pier Lorenzo, supportati da tutto lo staff!
ATTENZIONE: qui non si fanno spoiler sulla serie in sé, la nostra vera serie è capire come i nostri personaggi arriveranno alla fine di questa storia, quali ostacoli stanno già affrontando, quali plot twist incontreranno.
I primi due giorni di tavolino, iniziano a mostrare le prime sfide di questa serie, di un testo ambizioso, poetico, che affronta apertamente convenzioni, linguaggi e stili, ma all’insegna del nudo realismo, dove gli attori sono da subito chiamati a metterci anche del proprio, essere dentro e fuori il personaggio costantemente, essere il personaggio in scena ma riempire le sue puntate precedenti con caratteristiche anche personali, renderlo vivo. E fino al terzo giorno, quando finalmente si è in piedi, copioni alla mano a montare le prime scene, proprio questa sembrerebbe la prova più incalzante. Perché? Chiudi gli occhi, pensa alla tua serie preferita.
Ti lascio un po’ di tempo.
…
Non imbrogliare, pensaci davvero, è importante!
…
Fatto?
Bene, ora se pensi ai personaggi di questa serie, non hai l’impressione di conoscerli per intero? Parte del successo di una serie, e forse il loro maggiore gancio emotivo, non è solo legato all’intreccio, non vogliamo solamente sapere cosa accadrà, ma è determinato soprattutto dal nostro grado di affezione nei confronti dei personaggi, per cui vogliamo sapere cosa accadrà a quel personaggio e come affronterà la vicenda. Per fare in modo che questo avvenga, in fase di scrittura e montaggio è fondamentale costruire personaggi e relazioni interpersonali verosimili, accattivanti, con cui sia possibile empatizzare. Tutte le maggiori serie di successo hanno personaggi cui ci affezioniamo. Se parliamo di una saga familiare, per giunta all’italiana, questo è ancora più importante, perché affonda le radici in un sostrato antropologico e culturale che non solo viene indagato e messo in discussione nel progetto, ma ne rappresenta il contesto con cui empatizzeremo di più, riconoscendoci ora in una ora in un’altra dinamica.
A questa sfida gli attori rispondono in maniera sorprendente, è incredibile osservare la facilità con cui alcuni seguano le indicazioni di due registi, anche quelle più ostiche, quelle che comprendi solo vedendo il risultato dall’esterno, ma che al momento della spiegazione non riesci a immaginarne il senso. Come faccio a prendere appunti se mi incanto sulla somiglianza del personaggio di Daniela con mia madre ridendo a crepapelle per ogni battuta o se penso alla difficoltà del ruolo di Laura e mi meraviglio dell’interpretazione di Matteo (sì, quello attore)? Mentre mi rimprovero per questa imperdonabile negligenza, inizia a serpeggiare un piccolo familiare ostacolo: la memoria.
Dirai, “beh, al terzo giorno di prove che memoria vuoi avere?”, ma tempus fugit, il 23 settembre sembra lontano, ma se leggi questo scritto significa che una intera settimana di prove è passata. Senza memoria alcune scene sono difficili da montare, come puoi capire se una posizione funziona se l’intenzione è accompagnata dalla lettura del copione o rallentata da una memoria ancora da esercitare? Problemi di qualsiasi produzione? Certo, ma quelle sono puntate che non interessano LA NOSTRA STORIA.
Ogni storia che ci riguardi sembra unica, inimitabile, non esperita da altri, non è così? Eppure, a sollevare lo sguardo, direzionandolo oltre il nostro naso, ci rendiamo conto che alcune dinamiche sembrano destinate a ripetersi. Ma, in fondo, anche se razionalmente lo accettiamo, non ci importa. Le altre storie non hanno NOI come protagonisti, non sono perfettamente sovrapponibili. Nella loro similitudine, non esiste coincidenza e questo scarto rende ogni storia peculiare, anzi, forse è proprio questo scarto che ci incuriosisce, vogliamo capire come altri personaggi, in altri contesti, abbiano affrontato situazioni da noi esperite o che ci sono state a nostra volta raccontate. E quando vedo all’opera Alessandro nel montaggio dei primi venti minuti di spettacolo con una scioltezza disarmante, mi rendo conto non solo che sono davanti a un ottimo regista, ma anche che basta la posizione di un attore nello spazio, la variazione di un passaggio a creare ulteriori mille scarti e infiniti scenari, interpretazioni e combinazioni possibili all’interno di una stessa storia. La storia che vedremo in teatro sia il risultato di una serie di piccole grandi scelte che avranno l’obiettivo di interpretare il testo nel migliore dei suoi mondi possibili, perché sarà quello che la compagnia sarà stato in grado di raggiungere facendo affidamento a quel particolare cast e volendo restituire dai dialoghi e dai movimenti una specifica idea. Nelle puntate precedenti, dunque, sono compresi tutti i possibili scenari pensati, anche provati, abortiti, che non vedranno mai la luce della ribalta.
Ed è così che arriviamo ai giorni 4 e 5, con una memoria più allenata, una fluidità da cui si intravedono meglio le dinamiche e i rapporti immaginati dalla regia il giorno prima, si intuisce una direzione, anche se ancora molte scelte sembrano incerte, sicuramente da discutere, provare e riprovare. Alcune scelte di ieri lasciano il posto ad altre intuizioni cui mi piace pensare i registi abbiano riflettuto prima di addormentarsi la sera prima (non lo facciamo spesso di fantasticare su quel che fanno i personaggi delle nostre serie o della nostra vita quando non li vediamo, nelle puntate che la regia ha deciso di non mostrarci?). E allora, un oggetto dotato di peso specifico e volume lascia il posto a una piccola coreografia, un attore esce a destra piuttosto che a sinistra, in una scena che sullo scritto non prevedeva la presenza di un personaggio, ora la prevede solo sulla scena, mentre resta muto.
Queste sono le puntate che vale la pena raccontare, ma il rischio è raccontarti la storia, il quid, il cosa. La prospettiva, lo stile del racconto sono fondamentali, anche quelli da soli rendono una storia unica nel suo genere. Come si scelgono? Forse, come il Gruppo della Creta anche io lo capirò meglio nelle prossime settimane, e anche di fronte alla tastiera, ora, cancello e riscrivo intere frasi di cui non saprai nulla, avrai l’illusione che quel che leggi siano le uniche che dovessi leggere e le uniche che io abbia scritto, ma se non fosse così? Se il senso fosse racchiuso in una battuta espunta in fase di prove? Se anche il senso di quel che viviamo fosse anche nelle parole che pensiamo e non diciamo?
Mentre mi crogiolo in questi sentimentali rimpianti cervellotici degni di Scrubs, arrivo al sesto giorno, l’ultimo, in cui assisto a una filata della prima mezz’ora di spettacolo e si potrebbe pensare che si sia a buon punto, che si sia in anticipo su una tabella di marcia. Ma no, adesso fa capolino una difficoltà, perché giunti a un punto di svolta importante della linea narrativa principale, si arriva ad affrontare un problema importante: scelti un tema, un racconto, una prospettiva, uno stile, collaudato il loro funzionamento in scena, è necessario rimanere coerenti anche quando il punto di svolta ci porta ad affrontare tabù culturali, scheletri nell’armadio nella vita intima degli interpreti. Come non cedere alla tentazione di cambiare strada? Se si cambiasse percorso ora, si manderebbe all’aria una intera settimana di prove? Se in campo ci sono emozioni, moti interiori in cui sembra semplice scadere nel patetismo a proseguire la via del realismo, come non abiurare al testo? Se è difficile nelle puntate della nostra vita capire per un personaggio che conosciamo a menadito (noi stessi) come comportarci, per un personaggio con cui abbiamo appena imparato a familiarizzare, come si fa? Nell’infinito arco di scenari possibili, il principio di coerenza rispetto alle scelte già fatte, restringerebbe il campo a poche possibilità, ma, ancora, queste possibilità ci porrebbero davanti a personaggi diversissimi tra loro pur vivendo le stesse avventure, relazionandosi con gli stessi personaggi nei medesimi contesti.

Lunedì ricominciano le prove, ma l’entusiasmo si accompagna a una certo sentimento di responsabilità, perché andare alle origini del racconto, all’ancestralità di alcune domande, come Alessandro e Pier Lorenzo stanno facendo, nel tentativo di riportare il mezzo, il bisogno da cui scaturisce il racconto, al centro della storia, è il canto di una sirena che dobbiamo sapere si chiami Berta, sia un volatile e non sia una figura mitologica, lasciando però che chi lo ascolti provi la meraviglia che noi potremmo aver perso in fase di studio.
Raccontare è un incendio emotivo scatenato e domato da un piromane che per emozionarci e incuriosirci deve aver sostituito la mania con la tecnica, affinché l’incendio bruci solo lo spettatore. Ma se l’incendio che anche l’oggetto del nostro racconto, come fa un’intera compagnia di piromani a non lasciarsi scottare?
Come si scatena un incendio?
Nelle Puntate Precedenti - Scatenare incendi
una saga familiare di Gruppo della Creta e Pier Lorenzo Pisano
testo di Pier Lorenzo Pisano
regia di Pier Lorenzo Pisano e Alessandro Di Murro
con Laura Pannia, Federica Dordei, Daniela Giovanetti, Alessio Esposito,
Matteo Baronchelli, Amedeo Monda
scenografie Paola Castrignanò
luci Matteo Ziglio
costumi Raffaella Toni
musiche Amedeo Monda
team di drammaturghi Giulio Fabroni, Veronica Penserini, Lorenzo Fochesato,
Valeria Chimenti, Rebecca Righetti
organizzazione Ludovica Santuccio
produzione Gruppo della Creta e Pallaksch
con il sostegno del Ministero della Cultura e dalla Regione Lazio
Le immagini utilizzate in questa newsletter sono state girate da Michele Bottoni.
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